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5 fasi del recupero funzionale nelle lesioni degli ischiocrurali

L’importanza del recupero funzionale dopo la riabilitazione

In questo articolo verranno trattati argomenti inerenti ai segni e ai sintomi di lesioni agli ischiocrurali e all’importanza del recupero funzionale dopo la riabilitazione. Saranno inseriti dei protocolli generici di riabilitazione ad opera di figure competenti nel settore, fornendo una visione globale per capire come e quando intervenire per garantire un corretto recupero funzione dell’atleta tipo.

Accenni di anatomia e della funzionalità degli ischiocrurali

Le lesioni del gruppo dei flessori della gamba sono frequenti negli atleti e spesso si cronicizzano, diventando una fonte di problemi. Il gruppo muscolare degli ischiocrurali è costituito da tre muscoli: semimembranoso, semitendinoso e bicipite femorale (capo lungo e capo breve). Questi tre muscoli funzionano nella deambulazione durante la prima fase dell’appoggio per sostenere il ginocchio, durante la fase finale dell’appoggio per la propulsione dell’arto e durante la fase intermedia del volo per controllare il momento dell’arto. Le forze eccentriche si concentrano nella giunzione miotendinea, causando lesioni sia parziali, sia complete degli Ischiocrurali. Un inadeguato tempo di recupero seguito da una inadeguata riabilitazione può portare a danni permanenti di questo gruppo muscolare compromettendone la corretta funzionalità. A tale proposito, per l’atleta, un ritorno prematuro alla competizione prima della completa guarigione può portare a una recidività. Si pensa che una delle cause per cui questo gruppo flessore della gamba sia suscettibile agli strappi sia legato al fatto che sono dei muscoli biarticolari: ciò significa che i muscoli attraversano due articolazioni e quindi sono soggetti a maggior impegno. Secondo Clanton e Coupe (1998) il danno viene prodotto all’aumento delle forze generate durante la contrazione eccentrica del muscolo e opposte a una contrazione concentrica. Durante la corsa, si ha un rapido cambiamento di funzione di questi muscoli: da stabilizzatori del ginocchio in flessione, ad assistenti dell’estensione del ginocchio. La sede più frequente delle lesioni degli ischiocrurali è la giunzione miotendinea, come del resto avviene per la maggior parte delle lesioni muscolari indirette.

Possibili cause lesionali

Le conoscenze sull’argomento derivate dalla letteratura corrente evidenziano che i due fattori comuni a tutte le lesioni di questi muscoli sono la mancanza di un’estensibilità adeguata e lo squilibrio nella forza delle varie componenti del gruppo degli ischiocrurali (flessori-estensori, destra-sinistra). Si può avere uno squilibrio nella forza dei muscoli ischiocrurali dei due lati del paziente e vi può anche essere una riduzione del rapporto tra i flessori (ischiocrurali) e il gruppo degli estensori (quadricipite) della gamba. Un rapporto di forza tra flessori ed estensori inferiore a 0,6 o uno squilibrio di forza superiore al 10% tra gli ischiocrurali di destra e di sinistra può essere un fattore causale nelle lesioni degli ischiocrurali. Per alcuni anni è stato considerato standard un rapporto flessione-estensione di 0,5-0,6.

Gli strappi possono essere dovuti da molteplici fattori tra cui, l’iperestenzione e uno sforzo muscolare eccessivo. Questo dipende dalla tensione intrinseca all’interno dell’unità muscolotendinea. L’aumento della tensione può derivare dalla brusca contrazione dei muscoli antagonisti (contrazione eccentrica) e dei tendini, manifestando una maggior debolezza delle fibre muscolari prima che il muscolo si allunghi. La capacità ridotta di allungamento muscolare e la sua rigidità durante la decellerazione possono essere cause di strappo. Il rapporto di forza tra flessori ed estensori é un rapporto variabile, per cui lo squilibrio tra la parte destra e la sinistra risulta essere un fattore in grado di aumentare il rischio di lesione degli ischiocrurali alle estremità inferiori. Oltre a quanto sopra citato è raccomandabile un rapporto del 50-65% tra gli ischiocrurali e il quadricipite (gruppo estensore della coscia). Un corretto allenamento suddiviso in una fase di riscaldamento, una fase centrale e da una fase di defaticamento, eseguito nelle corrette modalità  garantirebbe una riduzione di atleti infortunati, infatti, la perdita di estensibilità, le condizioni generali e la fatica muscolare, devono essere corrette per ridurre al minimo il rischio, dato che svolgono ruoli variabili nell’eziologia delle lesioni degli ischiocrurali.

Classificazione lesione degli Ischiocrurali

Le lesioni degli ischiocrurali sono state classificate in tre gruppi: lievi (grado I), moderate (grado II) e gravi (grado III).


Segni e sintomi di uno stratto muscolare

GRAVITA’

SINTOMI

SEGNI

LIEVE

(I grado)

Dolore locale, dolore lieve alla tensione passiva e alla contrazione attiva del muscolo coinvolto; modesta disabilità

Lieve spasmo, tumefazione, ecchimosi, dolore locale, lieve perdita di forza e funzionalità

Moderato (II grado)

Dolore locale, dolore moderato alla tensione passiva e alla contrazione attiva del muscolo coinvolto, disabilità moderata.

Spasmo moderato, tumefazione, ecchimosi, dolore locale, funzionalità e forza diminuito

Severa

(III grado)

Forte dolore, disabilità

Grave spasmo, tumefazione, ecchimosi, ematoma, dolore, perdita della funzione muscolare; si può palpare una lacuna


Punti chiave per un corretto potenziamento muscolare degli ischiocrurali garantendo un recupero funzionale

Gli esercizi di rinforzo per gli ischiocrurali vengono utilizzati per migliorare il rapporto quadricipite/ischiocrurali e per le asimmetrie tra gli ischiocrurali dell’arto destro e sinistro. Ischiocrurali forti, “elastici” e simmetrici sono meno soggetti a lesioni. Le indicazioni del potenziamento funzionale sono legate al ripristino della corretta simmetria delle parti e alle corrette funzionalità delle proprietà del muscolo:

Eccitabilità-Contrattilità-Estensibilità-Eccitabilità

Protocollo riabilitativo: Trattamento degli strappi agli ischiocrurali (Protocollo modificato da Clanton, Coupe, Williams e Brotzman)

1° fase: Acuta. In questa fase si ha come obiettivo la limitazione dell’emorragia e dell’infiammazione.

-Competenza generalmente attribuita a figure Medico/Sanitarie

TEMPO

OBIETTIVI

TRATTAMENTO

3-5 giorni

Controllare il dolore e l’edema

Regime RICE

1-5 giorni

Limitare l’emorragia e l’infiammazione

Immobilizzazione (breve in estensione)FANS

Dopo 5 giorni si ha come obiettivo prevenire la formazione di aderenze muscolari

 

2° fase: Subacuta 1 settimana/ 3 settimane 

- Competenza generalmente attribuita a figure Medico/Sanitarie

In questa fase si avrà l’obiettivo di controllare il dolore e l’edema, raggiungere la mobilità attiva,allineamento del collagene, aumentare la forza del collagene. In questa fase il tecnico competente si avvarrà di trattamenti:

Stiramento degli ischiocrurali

Stampelle

Ghiaccio,compressione ed elettrostimolazione

Attività in acqua senza dolore

Mobilità attiva e passiva senza dolore

Esercizi isometrici submassimali senza dolore

3° fase: Rimodellamento Settimane 1-6

- Competenza generalmente attribuita a figure Medico/Sanitarie

Cyclette, Idrokinesiterapia

Ghiaccio a compressione

Ghiaccio ed elettrostimolazione

Esercizi concentrici isotonici da posizione prona

Esercizi isotonici concentrici in stazione eretta ed esercizi isocinetici

4° fase: funzionale settimana 2 mese 6 

- Competenza attribuita alle diverse professionalità

In questa fase si avrà come obiettivo il ritorno all’ attività sportiva senza recidive, aumentare l’estensibilità e la forza degli ischiocrurali, controllo del dolore, evitare nuove lesioni. 

5° fase: ritorno all’attività sportiva Settimana 3 mese 6 

- Competenza attribuita alle diverse professionalità

In questa fase si avrà come obiettivo: evitare nuove lesioni, attraverso un trattamento che preveda:

Mantenimento della forza e della flessibilità

Durante la fase 4 e la fase 5 il Recupero funzionale risulta essere un punto fondamentale per far si che possa avvenire una corretta riatletizzazione, garantendo un adattamento da parte dell’apparato osteo-muscolo-legamentoso.

Tra le diverse contrazioni permesse dal muscolo, la contrazione Auxotonica (esercizi con elastici) fa si che la tensione sviluppata aumenta progressivamente con l’accorciamento muscolare, mentre la contrazione isometrica  avviene producendo energia ma senza generare movimento. Nel recupero funzionale le contrazioni isometriche e auxotoniche possono essere inserite nel contesto della riabilitazione e della riatletizzazione come mezzo per non creare recidività nel trattamento dell’atleta con “strappo” degli ischiocrurali (2-3).

 Nel trattamento generale inserire il recupero della forza e dell’estensibilità delle unità muscolari aiuta a prevenire l’atrofia muscolare e a promuovere i processi di guarigione; Motivo per cui anche nel primo periodo dopo la lesione l’attenzione del riabilitatore è rivolta a iniziare una leggera attività muscolare.

 Le conoscenze sull’argomento derivate dalla letteratura corrente (2), evidenziano che le metodiche di recupero funzionale che prevedano l’esecuzione di attività eccentrica nelle prime fasi del percorso vengono sconsigliate, prevenendo così un eccesso di tensione nell’unità muscolare. E’ proprio durante le fasi 4-5 della riabilitazione che il terapeuta esperto organizza e somministra esercizi che con il miglioramento della mobilità e del dolore, cambiano da isometrici ad esercizi isotonici con pesi leggeri, incrementabili. La valutazione dello stato fisico dell’atleta può avvenire avvalendosi di test isocinetici, ottenendo così informazioni sulla forza, sul grado di deficit e sulla simmetria della forza.

 SecondoTalyschjow (1973,1673) le misure per il ristabilimento vengono ripartite in:

Per quanto detto, ogni singola misura favorisce un diverso miglioramento che se combinato tra loro risulta più efficace. 

Metodi di stretching per la lesione

Nel trattamento della lesione lo stretching permette di evitare la perdità di estensibilità. Worrell (1994) ha enfatizzato l’utilità dello stretching e il vantaggio offerto dalle tecniche propriocettive di neurofacilitazione muscolare (PNF) rispetto allo stretching statico. La prima generalmente richiede un assistente addestrato alla tecnica, come un terapista o un preparatore atletico. Altri operatori preferiscono questo metodo per guadagnare e mantenere l’estensibilità.

Tenuta presente questa osservazione, ci sono dei metodi di allungamento attivi che si suddividono in esercizi di allungamento dinamici-attivi e statici attivi. Negli esercizi dinamici-attivi (balistici) il muscolo va in contro ad allungamento grazie a ripetuti movimenti di molleggio, invece, gli esercizi statici-attivi dove gli agonisti si contraggono, portando il muscolo che deve essere allungato isometricamente, nella posizione finale di allungamento.

Nell’atleta infortunato il decondizionamento dipende dal grado di lesione e dalla durata, che porta ad una riduzione della capacità funzionale di organi e sistemi.

Durante gli allenamenti ho constatato la necessità di dover personalizzare i carichi di allenamento in base alle esigenze del singolo atleta al fine di migliorare la sua prestazione e renderla più efficace. Ad esempio, con soggetti con muscolatura rigida o contratta la mia attenzione si sposta sull’analisi posturale, sugli esercizi di mobilizzazione e di allungamento globale a catena, stretching segmentario, stimolazione del tono-trofismo muscolare e sull’analisi della biomeccanica e la correlazione dei gesti sportivi.

Benefici grazie a un idoneo recupero funzionale

L’ attività fisica porta ad un miglior: trofismo muscolare, escursione articolare, funzione cardiovascolare, densità minerale, cammino de equilibrio, resistenza allo sforzo, tono dell’umore, relazioni sociali

Ugo Zegretti, Chinesiologo-Personal trainer

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