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Quando le emozioni cambiano la Postura

La postura è strettamente legata alla vita emotiva

Come già abbiamo avuto modo di denunciare [Scoppa 1999 e 2000], lo studio degli aspetti psicoemotivi della postura non ha ancora avuto lo spazio che merita, nonostante autorevoli Autori ne abbiano sottolineato il ruolo fondamentale. Valga per tutti l’esempio offertoci da Gagey, 2000 (6), che con autorevolezza afferma: 

“…la postura è strettamente legata alla vita emotiva fino ad essere l’espressione stessa per il mondo esterno, non solo attraverso la mimica facciale e gestuale, ma anche attraverso la disposizione corporea nel suo insieme”, per cui “…ridurre l’uomo a semplice gioco meccanico è condannarsi a non comprendere nulla di colui che ha difficoltà a mantenersi eretto…; di fronte al malato posturale è necessario dunque… apprezzare la dimensione della ferita narcisista e valutarne le ripercussioni a livello emotivo”.

Non c’è dubbio che la sola lettura in chiave neurofisiologica e biomeccanica non può dare in alcun caso una visione completa del complesso fenomeno posturale. Accanto a questi modelli interpretativi è necessario affiancarne un altro che, partendo dalle conoscenze neurofisiologiche e psicofisiologiche, utilizzi gli strumenti proprio della clinica psicosomatica.

Valutazione del Posturologo

Quanto sarebbe riduttivo se il Posturologo considerasse la postura eretta come il mero assemblaggio di informazioni provenienti dagli esterocettori e dai propriocettori, integrate per produrre le reazioni necessarie ad un equilibrio stabile dell’ambiente: 

la postura eretta significa molto di più” [Gagey e Gentaz 1996] 

La postura ortostatica è il risultato della filogenesi e dell’evoluzione della specie umana, che ha consentito la libertà degli arti superiori per le attività manipolative di esplorazione e di controllo dell’ambiente. Nell’ottica del posturologo, impegnato nell’esame e nella cura dei disordini posturali, ancor più importante sono gli aspetti ontogenetici, in cui il soggetto, a cominciare dalla vita intrauterina e per tutta l’età evolutiva, costruisce il proprio Io attraverso una propria struttura caratteriale e corporea.

Lo sviluppo della personalità procede di pari passo con lo sviluppo della struttura corporea, cosicché la postura abitualmente assunta rispecchia fedelmente i tratti caratteriali preminenti della persona. 

Ogni verità passa attraverso tre stadi: prima è ridicolarizzata, poi violentemente ostacolata e infine è accettata come assolutamente evidente” (Schopenhauer).

Studio di Reich

Quando a partire dagli anni ’20 Reich, medico psicoanalista allievo di Freud, postulò e verificò pionieristicamente l’identità funzionale tra processi psichici e processi somatici mettendo in relazione la struttura corporea con la struttura caratteriale della persona, la reazione della Società Internazionale di Psicoanalisi e della comunità scientifica fu di grande ostracismo. A tutt’oggi nessuno ha mai saputo ben formulare in che cosa Reich avesse torto o quali fossero le sue colpe, ma sta di fatto che il suo nome rimase impronunciabile in campo medico, psichiatrico e psicoanalitico per oltre mezzo secolo. Reich pagò la sua lungimiranza e il suo coraggio con l’accusa di pazzia: fu costretto a dimettersi dalla società di psicoanalisi, dopo essere stato chiamato a farne parte per condurre il Seminario di tecnica psicoanalitica dallo stesso Freud; i suoi libri andarono al rogo; finì in carcere per oltraggio alla corte negli Stati Uniti, dove morì. Oggi nessuno osa mettere in discussione i principi di identità funzionale tra psiche e soma per i quali Reich subì tanto accanimento, anche perché la relazione tra postura e personalità è ormai supportata da numerose ricerche scientifiche portate avanti da studiosi provenienti da scuole diverse [Koren e Rosenwinkel 1992; Rossberg-Gempton  e Poole 1992 (21); Schouwstra e Hoogstraten 1995; Dekel et al 1996; Ruggeri et al 1998]. Anche in caso di scoliosi idiopatica è possibile stabilire questo tipo di relazione, in quanto nel periodo evolutivo alcuni meccanismi psicofisiopatologici possono essere in grado di perturbare l’equilibrio rachideo e innescare il processo dismorfico [Scoppa 1998]. Un simile approccio allo studio della scoliosi, psicofisiologico oltreché biomeccanico, è sostenuto anche da contributi sperimentali [Ruggieri et al 1998]. Con il filone post–reichiano e in particolare con l’Analisi Bioenergetica di Lowen è stato possibile definire una serie di atteggiamenti posturali legati a determinati tratti caratteriali ed emotivi del soggetto [cfr. Lowen]. Seguendo questo approccio bioenergetico, abbiamo già avuto modo di presentare altrove alcune delle relazioni più evidenti tra struttura caratteriale e postura [Scoppa 1999]. Tale approccio consente di individuare cinque strutture caratteriali fondamentali, ognuna delle quali correlata ad un certo periodo evolutivo ed alla frustrazione di uno specifico bisogno nel bambino: in Analisi Bioenergetica queste cinque strutture sono denominate schizoide, orale, masochista, psicopatica, rigida. Il tratto caratteriale narcisista può interessare trasversalmente ognuna di queste strutture. Ciascuna di queste cinque strutture caratteriali presenta una specifica struttura corporea e muscolare, un tipico livello energetico nel corpo, una serie di vissuti emotivi preminenti e atteggiamenti relazionali caratteristici.

L'importanza dell'esame posturale

Un attento esame posturale integrato ad un’analisi psicologica può facilmente mettere in evidenza tali relazioni, anche se è necessario tenere sempre a mente l’unicità e la complessità del singolo individuo, in cui possono coesistere e combinarsi tra loro più tratti caratteriali: ad esempio il tratto orale può essere presente insieme a quello rigido.Per cercare di capire questa complessità giova tenere a mente il ruolo delle tensioni muscolari, che a livello psicofisiologico sono il principale strumento difensivo dell’Io espresso a livello corporeo. Queste tensioni muscolari possono avere un vero e proprio significato morfogenetico e di modellamento dell’atteggiamento posturale nel suo insieme. Descritto anche in ambito ortopedico come “stato miotensivo psicogeno”, lo stato di tensione muscolare cronica rappresenta il processo forse più evidente con cui l’Io esprime i propri vissuti emotivi nel corpo. È ciò che Reich chiamò “armatura muscolare”, intesa come l’equivalente somatico dell’“armatura caratteriale”, ovvero di quell’insieme di atteggia-menti psichici e comportamentali caratteristici dell’individuo.

Per tentare di rappresentare la fondamentale integrità ed unità psicosomatica di ogni singolo individuo, l’aspetto psiconeuroendocrino non può non essere menzionato accanto a quello muscolo-tensivo e posturale: i fattori psiconeuroendocrini rappresentano l’anello di con- giunzione psico-biologica, il sistema di mediazione e di modulazione tra fattori psichici ed emotivi da un lato e fattori organici e biologici dall’altro [Pancheri 1979 e 1984].

In definitiva, in virtù di questo complesso gioco di tensioni muscolari croniche e di modificazioni psiconeuroendocrine, gli aspetti psicoemotivi si esprimono nella postura del soggetto condizionando nel suo insieme il sistema posturale: i fattori psico-emotivi sono un po’ il comune denominatore che sottende l’atteggiamento posturale del soggetto nel suo insieme, e come tale abbiamo cercato di rappresentarlo nel nostro schema

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