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La postura racconta emozioni vissuteLa postura racconta emozioni vissute

La postura racconta la nostra storia

La postura racconta la nostra storia

In piedi, seduto, o sdraiato il corpo comunica lo stato affettivo, le intenzioni, il vissuto nel contesto in cui viviamo. Essa è espressione delle abitudini, della nostra formazione e deformazione culturale. Così come delle memorie dei traumi fisici ed emotivi, dello stress, del tipo di sport praticato, ma anche delle posture scorrette, ripetute e mantenute nel tempo (ad esempio per lavoro), della respirazione scorretta, di una vita sedentaria, di squilibri biochimici derivati da una scorretta alimentazione, ecc.. 

La postura parla di noi

Dunque, la postura parla di noi e, negli ultimi due decenni, un certo numero di studi si sono orientati soprattutto nell'interfaccia delle neuroscienze affettive e sociali. Le interazioni tra i processi motori e psico-affettivi sono oramai sempre più documentate nella letteratura scientifica e sottolineano il legame tra la postura del corpo e l'elaborazione emotiva (Lelard T,Stins J, Mouras H, 019). La postura è qualcosa di automatico, di cui spesso nemmeno ci accorgiamo di mettere in atto e fa parte del nostro modo di “stare” nel mondo e di fronte agli altri. Indica la posizione statica del corpo nello spazio (eretta o inclinata, in piedi o seduta, a gambe divaricate o incrociate, ecc.) e la chiamiamo portamento quando indica il modo e lo stile di comportarsi o di camminare di una persona. Mehrabian (1972) ha trovato che il significato di postura si delinea lungo le dimensioni di dominanza-sottomissione e rilassamento-tensione. Egli rilevò che uno dei modi attraverso cui la postura comunica dominanza è la cosiddetta "rilassatezza": 

Lowen, lo psichiatra fondatore della bioenergetica, si è concentrato proprio su questi aspetti, sottolineandone la viva connessione. Con lo scorrere degli anni, l’uomo diventa prigioniero di una "corazza" muscolare e caratteriale formata da tutti quegli atteggiamenti sviluppati per bloccare il corso delle emozioni nelle varie situazioni della vita quotidiana. Per Lowen, infatti l’energia si blocca nelle parti del corpo coinvolte, che diventano sede di tensioni e rigidità. Le ricerche specifiche sulla relazione tra postura e personalità, sono ancora un campo emergente, ma è indubbio che il modo di camminare, di stare in piedi o di sedersi, oppure di cambiare posizione in presenza di altri, esprimono il grado di sicurezza, di autostima della persona, così come l’estroversione o l’introversione, la fiducia che la persona ha in se stessa. In alcuni casi, tra l’altro, le posture si possono utilizzare in modo intenzionale per dimostrare e comunicare messaggi agli interlocutori presenti; un uomo per esempio può adottare una postura eccentrica e rilassata per far vedere che è un intellettuale (Ricci Bitti, Cortesi, 1997). E’ possibile dunque decodificare i segnali della postura e, come per altri segnali comunicativi non verbali ( ad esempio sopracciglia all’insù e angoli della bocca verso il basso che ci rimandano il classico segnale di tristezza) anche la postura possiamo associarla a determinati stati d’animo. Tra le posizioni del corpo più indicative ci sono:


Inoltre, riguardo l’interesse o la noia durante l’ascolto:


Emozioni e pensieri

I livelli di energia, le emozioni e i pensieri influenzano dunque la postura, ma avviene anche il contrario. Il sistema motorio (cioè le azioni motorie o posture stabili) può influenzare fortemente i processi emotivi, così come cambiamenti posturali influenzano pensieri e livelli di energia. A tal proposito, uno studio del 2016 (Peper, E., Booiman, A., Lin, I.M., & Harvey, R.) ha dimostrato come i cambiamenti nella postura eretta o in piedi, del corpo, influenzano i livelli di energia positiva, le emozioni, i comportamenti, i pensieri. Lo studio riporta il caso di quando si fa una camminata rilassata; essa poi diminuisce i livelli di energia personale, ed è probabile che gli individui si sentano più depressi rispetto a quando, invece, saltellano e dunque aumentano i loro livelli di energia. Cambiando posizione, quindi, il livello di energia soggettivo può essere diminuito o aumentato, regolando così lo stato dell’umore. In ambito psicologico questo è un dato interessante. 

Studio clinico

Pensiamo infatti al trattamento della depressione, dove assieme ad interventi farmacologici e psicoterapici, si potrebbero integrare alcuni semplici accorgimenti per migliorare il tono dell’umore, come il cambio di postura mentre si cammina. In proposito proprio uno studio aveva rilevato come gli effetti della postura seduta incidesse sulla tendenza degli individui depressi a richiamare una percentuale maggiore di materiale negativo auto-referente ( Michalak J Teismann, 2014). In un articolo pubblicato su Biofeedback Health, daPeper E, Booiman A, Lin I.M., Harvey R, nel 2016, viene evidenziato la correlazione tra postura e modo in cui ci sentiamo, con alcuni casi presi in esame; ad esempio quando ci troviamo in posizione eretta occupiamo più spazio e tendiamo a proiettare potere e autorità verso gli altri e verso noi stessi. Quando ci sentiamo felici, invece, camminiamo eretti con un rimbalzo nel nostro passo. Possiamo saltare di gioia quando raggiungiamo i nostri obiettivi o collassiamo quando riceviamo cattive notizie. Sempre di più nella vita contemporanea ci sediamo collassati per molte ore con la colonna vertebrale in flessione. Pieghiamo o solleviamo la testa per leggere messaggi di testo, un tablet, uno schermo di un computer o per guardare la TV. I nostri corpi collassano quando abbiamo pensieri tristi, o ci sentiamo impotenti, o quando siamo sfiniti. Tendiamo a sentirci "giù" quando depresso. La postura sarebbe, infine, connessa al tono muscolare e ciò possiamo notarlo quando siamo imbarazzati: diciamo di essere “tesi” o “bloccati” e a ciò fa riscontro uno stato di tensione muscolare ( Bonaiuto, Maricchiolo, 2003).

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Silvia Battisti - Psicologa, Psicoterapeuta