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L’importanza dello stretching prima e dopo l’allenamento

Bisogna fare chiarezza e distinzione tra stretching pre-allenamento e stretching post-allenamento

Credo che la flessibilità sia uno dei parametri di allenamento più sottovalutati in assoluto, forse anche a causa di luoghi comuni passati risalenti a quando non si faceva stretching, o se ne faceva molto poco, perché si pensava di perdere il tono e il volume muscolari così faticosamente guadagnati. In realtà è esattamente l'opposto: difficilmente un muscolo può crescere se non è flessibile. Squilibri muscolari e scarsa flessibilità diminuiscono la capacità di prestazione e predispongono agli infortuni. Ancora oggi, quando chiedo alla maggior parte dei miei clienti se dopo aver fatto allenamento - o essere andati in bicicletta, a fare arrampicata, a nuotare, a sciare o a camminare per chilometri - hanno fatto stretching, la risposta che ricevo è più o meno sempre la stessa: "No, in fondo sono solo andato a fare quello che mi piace, mica mi sono allenato!".Lo stretching nell’allenamento è un tassello molto importante, serve a prevenire e ad evitare la maggior parte degli infortuni muscolari, e inoltre, serve a migliorare le prestazioni.

Bisogna però fare chiarezza e distinzione tra stretching pre-allenamento, e stretching post-allenamento. Prima di un allenamento bisogna preparare i muscoli e i legamenti allo sforzo a cui vanno incontro, riscaldarli e allungarli, attraverso sessioni di stretching dinamico e riscaldamento. Non dobbiamo mai confondere lo stretching pre-allenamento con il riscaldamento, tanto meno sostituirlo, sono due cose separate e fondamentali, che si intersecano tra di loro, non esiste l’uno senza l’altro.

Differenza tra stretching statico e dinamico

  1. Lo stretching dinamico è un tipo di allungamento in cui l’escursione articolare aumenta man mano attraverso delle piccole oscillazioni e molleggi che permettono di arrivare gradatamente al limite della propria escursione articolare. Quindi questo tipo di stretching mira a mobilizzare le articolazioni e a riscaldare i muscoli coinvolti.

Si può pensare ad esercizi come:

Alla fine di una sessione di allenamento bisogna, invece, sempre defaticare i muscoli, decontraendoli, allungandoli, cercando di dedicare circa 15 minuti allo stretching statico.

2. Lo stretching statico mira ad ossigenare il muscolo, lo irrora di sangue e drena le sostanze di scarto. Nasce con Bob Anderson nel 1975, il quale prese spunto dallo yoga. Esso consiste nel raggiungere lentamente una posizione di allungamento che non dia dolore e mantenerla per circa 30 secondi, o finchè non si avverte la tensione di allungamento; a questo punto bisogna aumentare la tensione stessa e tenerla per altri 30 secondi, e così via..

Si può pensare ad esercizi come:

Le cose importanti da tener sempre presenti nello stretching statico sono:


Dott.ssa Vania Schettino, Laureata in scienze motorie.