Cervicobrachialgia: sintomi e rimedi
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Cervicobrachialgia: sintomi e rimedi

Le cause della cervicobrachialgia e i rimedi da applicare

Determinate patologie possono complicare la prosecuzione di un’esistenza lineare votata al benessere psico-fisico. Inoltre, alcune di esse scatenano un pericoloso effetto domino capace di colpire indifferentemente sia i giovani che gli anziani. Pertanto, occorre applicare dei rimedi a regola d’arte in grado di riequilibrare il proprio organismo favorendo un’enfatizzazione della salute personale senza soluzione di continuità. Nel caso della cervicobrachialgia, si ha a che fare con una complicazione organica la cui incidenza negativa compromette numerose funzioni quotidiane legate allo svago o ad una specifica attività professionale. Quindi, al fine di trovare una soluzione in tal senso, occorre approfondire il discorso per non tralasciare alcun dettaglio funzionale.

Cervicobrachialgia: cos’è e quali sono i sintomi?

La cervicobrachialgia è un dolore che si origina nella zona cervicale posteriore – nello specifico, all’altezza del collo – ed riesce a limitare pesantemente la rotazione del collo e i movimenti di flesso-estensione, i quali interessano persino alcune parti cruciali degli arti superiori. La distribuzione nociva della patologia in questione può confluire addirittura in una perdita della sensibilità e in bruciori, formicolii e dolori lungo gli arti superiori del diretto interessato. In questo modo, si riscontra fin da subito una perdita della forza che ostacola l’esecuzione di quelle operazioni abitudinarie della propria routine quotidiana. 

L’intorpidimento e la rigidità – così come i sintomi elencati poc’anzi – sono causati da una compressione di un nervo cervicale nel punto di uscita dal relativo canale cervicale. Il restringimento di uno o più forami di coniugazione conduce a degli scenari preoccupanti dove ci si trova costretti a dover convivere con un’attività ad ampio spettro pressoché limitata. Entrando ulteriormente nel dettaglio della faccenda, si nota che il disco intervertebrale è una sorta di cuscinetto tra una vertebra e l’altra, per cui usurandosi può disidratarsi riducendo l’altezza e smarrendo quella capacità di ammortizzazione indispensabile per una linearità fisiologica ad hoc. La forza d’attrito tra le due vertebre interessate aumenta determinando, così, dei fenomeni di microinstabilità; in aggiunta a ciò, la perdita di altezza può causare anche un deficit riguardante la natura fisiologica della lordosi cervicale.

Se quanto descritto si protrae nel tempo, si va incontro a numerosi tentativi fallimentari dettati da proprio organismo che tenta, in qualche modo, di ripristinare la situazione. Tuttavia, il mancato perseguimento di tale obiettivo ispessisce i legamenti restringendo, nel contempo, il canale centrale dove passa il midollo. Ciò, poi, comporta inevitabilmente una compressione dei canali laterali (preposti per la fuoriuscita dei nervi cervicali) i quali causano la brachialgia e i deficit motori degli arti superiori. Se l’anulus fibroso fuoriesce dalla parte laterale del canale riservato al midollo, si ha a che fare con una sintomatologia radicolare, ossia la cervicobrachialgia.

Le condizioni patologiche che causano la cervicobrachialgia

La deleteria affermazione della cervicobrachialgia passa anche attraverso alcune condizione patologiche alquanto dolorose. Le più diffuse sono l’artrosi cervicale, l’ernia del disco cervicale, gli osteofiti a livello cervicale, le malformazione congenite della colonna vertebrale, i traumi a carico del rachide cervicale e la neoplasie della colonna vertebrale. I soggetti più colpiti da questa complicazione sono soprattutto coloro i quali passano molto ore davanti a un PC o sono incaricati di spostare oggetti particolarmente pesanti. Quindi, è necessario pregiudicare sul nascere eventuali peggioramenti, altrimenti si può giungere ad uno stato in cui si dovrà fare necessità virtù per tirare a campare con tutte le limitazioni del caso.

Rimedi e cure per la cervicobrachialgia

Nella maggior parte dei casi, la terapia da intraprendere per curare la cervicobrachialgia prevede l’uso di rimedi conservativi e sintomatici da applicare il prima possibile. Dopo aver definito la causa di tale patologia, bisogna procedere con un periodo di riposo, la cui prescrizione è fondamentale per stare alla larga da quella attività abili nell’aggravare ulteriormente il tutto. Poi, vanno assunti dei farmaci antidolorifici come l’ibuprofene e il paracetamolo, da associare a dei rimedi farmaceutici miorilassanti per contrastare la stimolazione dell’ipertono muscolare. Si rivelano altrettanto utili determinati trattamenti di fisioterapia e sedute di stretching specifiche in grado di riequilibrare il tono muscolare rilassando l’intero cingolo scapolo omerale. Stesso dicasi per i cicli di ginnastica posturale, ideali per tornare ad avere un equilibrio a regola d’arte gratificante e polifunzionale – difatti, uno dei fattori peggiorativi e responsabili del mantenimento della sintomatologia è la contrattura del muscolo trapezio.

Tuttavia, qualora si abbia a che fare con una cervicobrachialgia molto seria, la cui portata condiziona la propria qualità della vita, occorre sottoporsi delle procedure cliniche a dir poco risolutive. Dinanzi, ad esempio, ad un’ernia discale cervicale, è necessario un intervento chirurgico (con tanto di anestesia generale) caratterizzato da una piccola incisione orizzontale sul collo. Successivamente, il disco vertebrale danneggiato viene asportato insieme all’ernia per essere sostituito con una gabbietta che serve a rimodulare l’altezza originaria fondendosi tra le due vertebre interessate. Questo intervento dura all’incirca un’ora e mezza ed è svolto con tecnica microchirurgica grazie al contributo di chirurghi esperti ed altamente specializzati. Inoltre, la percentuale di rischi estremamente bassa rasserena il paziente di turno incentivandolo a trovare una soluzione efficace nel minor tempo possibile.

Quando, invece, si è in presenza di una stenosi foraminale, l’intervento chirurgico da eseguire prevede un’incisione di 3 centimetri nella zona posteriore interessata. Dopodiché, si avanza con dei divaricatori tubulari progressivi da impiegare attraverso l’espletamento di tecniche di microchirurgia avanzata. Così facendo, si allarga il forame di coniugazione stenotico, causa principale della compressione del nervo, per limitare la sintomatologia dolorosa ed incanalare il diretto interessato verso un recupero tanto piacevole quanto necessario. D'altro canto, il ricorso ad una soluzione all'altezza della situazione è la migliore strategia per ogni evenienza.

Danila Callipo

Articolista