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Trauma psicologico e postura

Ci sono disturbi meccanici della postura, ma la scienza ha dimostrato che anche le emozioni al pari degli eventi traumatici sono estremamente importanti nella postura

L’essenza del trauma psicologico è la perdita di fiducia nell'ordine e nella continuità della vita, quando si perde il senso di avere un posto sicuro dove ritirasi, all’interno o al di fuori di sé stessi, per affrontare le emozioni terrificanti. (Van der Kolk, 1987)

Quando parliamo di trauma psicologico a cosa ci riferiamo?

Il trauma non è soltanto l’esperienza personale diretta di un evento che può comportare morte, lesioni gravi o altre minacce alla nostra integrità fisica, ma anche il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o rischio di morte che riguarda un membro della nostra famiglia o qualcuno con cui abbiamo un rapporto significativo, quindi, qualcosa che può colpire il tessuto delle nostre relazioni sociali come, per esempio, la malattia o la perdita di una persona cara (American Psychiatric Association, 2000).

Spesso la risposta al trauma comprende, oltre ad una intensa paura, anche un senso di schiacciante impotenza ed è proprio il modo in cui ci confrontiamo con questi sentimenti a determinare se saremo in grado di sostenere le conseguenze di un evento traumatico. Vivere una situazione minacciosa da cui non riusciamo a sottrarci o contro la quale non otteniamo sufficiente aiuto o sostegno dagli altri, soprattutto se la situazione traumatica è frequente e ripetuta durante ampi archi di tempo nello sviluppo individuale, genera in noi un senso di sfiducia conseguente all’impotenza che diventa uno degli elementi più comuni e importanti nei disturbi correlati ai traumi (Liotti, Farina, 2011).

Esistono poi alcuni tipi di traumi caratteristici dei primi due anni di vita definiti traumi relazionali precoci, legati cioè alla natura delle esperienze emotive di attaccamento tra il bambino e la madre e il loro duraturo effetto sullo sviluppo del cervello destro e della struttura psichica per tutto il corso dell’esistenza. Infatti, il compito essenziale del primo anno di vita umana è la creazione di un legame di attaccamento sicuro per la comunicazione delle emozioni tra il bambino e la madre grazie al quale il bambino acquisisce ciò che viene definito come resilienza e cioè la capacità di affrontare le transizioni tra esperienze affettive positive e negative, imparando che la negatività può essere sopportata e vinta. (Shore, 2010).

Trauma psicologico e postura

Il trauma psicologico, quando il nostro cervello non riesce a trovare efficaci strategie di adattamento, può tradursi in stati di malessere corporeo anche cronici (Melzack, 2001) ed è possibile un cambiamento nel nostro atteggiamento non solo emotivo ma anche fisico rispetto agli altri esseri viventi, la nostra postura può cambiare, il corpo traduce la nostra fragilità emotiva in dolore.

La postura è strettamente legata alla vita emotiva fino ad essere l’espressione stessa per il mondo esterno, non solo attraverso la mimica facciale e gestuale, ma anche attraverso la disposizione corporea nel suo insieme, per cui “ridurre l’uomo a semplice gioco meccanico è condannarsi a non comprendere nulla di colui che ha difficoltà a mantenersi eretto; di fronte al malato posturale è necessario dunque apprezzare la dimensione della ferita narcisista e valutarne le ripercussioni a livello emotivo”.

Nell’ottica del posturologo, impegnato nell’esame e nella cura dei disordini posturali, ancor più importante sono gli aspetti ontogenetici, in cui il soggetto, a cominciare dalla vita intrauterina e per tutta l’età evolutiva, costruisce il proprio “Io” attraverso una propria struttura caratteriale e corporea.

Lo sviluppo della personalità procede di pari passo con lo sviluppo della struttura corporea, cosicché la postura abitualmente assunta rispecchia fedelmente i tratti caratteriali preminenti della persona.

“Ogni verità passa attraverso tre stadi: prima è ridicolizzata, poi violentemente ostacolata e infine è accettata come assolutamente evidente” (Schopenhauer).

In conclusione, un fenomeno estremamente complesso come quello della posturale necessita a nostro avviso di almeno tre modelli interpretativi: neurofisiologico, biomeccanico, psicosomatico

“Studiare la postura significa osservarla, la posturologia è una scienza di osservazione”: avere a disposizione tre chiavi di lettura, e quindi tre angolature diverse per osservare la postura, può offrire maggiori garanzie di rispettare la fondamentale globalità e integrità dell’individuo.


Dott.ssa Paola Lo Monaco, Psicologa Psicoterapeuta & Dr. Alessio Guaglianone, Chinesiologo, Posturologo