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Nutraceutici e diabete: i benefici della curcumaNutraceutici e diabete: i benefici della curcuma

La componente polifenolica di questa spezia di origine asiatica ha importanti qualità nutrizionali e preventive, in particolar modo nel supportare il trattamento della patologia diabetica.

La Curcuma Longa è una pianta rizomatosa anche conosciuta come “zafferano delle Indie”. Il soprannome deriva dalle caratteristiche organolettiche in comune con lo zafferano, tuttavia non è pregiata allo stesso modo. Il clima tropicale e le frequenti precipitazioni asiatiche offrono le condizioni ottimali di crescita per la pianta, il cui rizoma prima di essere commercializzato subisce un trattamento che consiste di bollitura prima ed essiccamento poi, fino ad essere ridotto in polvere mediante macinatura.

Il giallo intenso è da ricondurre alla componente polifenolica: i curcuminoidi. Fra questi prevale la curcumina (o diferuloilmetano), il cui estratto è largamente utilizzato nell’industria alimentare come colorante naturale per la preparazione di mostarde, minestre, dadi da brodo, biscotti, yogurt, formaggi e margarina. Nella classificazione europea degli additivi alimentari  è rappresentato dalla sigla E100 e il DGA (dose giornaliera accettabile) fissato dall’EFSA (European Food Safety Authority) per il suo utilizzo è di 3 mg/kg peso corporeo/die.

L’utilizzo di C. longa come coadiuvante nelle terapie diabetologiche è oggetto di molti studi recenti. Un lavoro pubblicato da Panahi et al. (2017)che  ha esaminato l’efficacia della supplementazione dietetica con curcuminoidi sul profilo lipidico in soggetti diabetici di età compresa fra i 18 e i 65 anni. Il supplemento è stato somministrato in forma di capsule contenenti i tre principali curcuminoidi del rizoma(curcumina, demetossicurcumina e bisdemetossicurcumina) con aggiunta di piperina per migliorare il difetto di assorbimento legato alla natura idrofobica dei curcuminoidi. I risultati ottenuti a seguito di un protocollo di 12 settimane hanno dimostrato effetti significativi sulla riduzione dei livelli di lipopoteina A sierici e sull’incremento del colesterolo HDL nei soggetti con supplementazione rispetto ai controlli. I dati sono particolarmente rilevanti in ragione del fatto che la presenza di alti livelli sierici di lipoproteina-A contribuisce ad aumentare la probabilità che si verifichino processi aterogeni e trombogenici.

La stessa spezia ha mostrato un miglior controllo glicemico in termini di riduzione dei livelli sierici di emoglobina glicata (HbA1c) in soggetti diabetici in trattamento con metformina (Selvi et al., 2015). Il meccanismo d’azione sarebbe l’aumento della secrezione di GLP-1, un’incretina che agisce regolando il rilascio di insulina, riducendo la velocità di svuotamento dello stomaco e, a livello ipotalamico, riducendo la sensazione di fame.

Infine, sono da considerare anche alcuni dati relativi all’azione inibitoria della curcumina su due classe di trasportatori del glucosio, il GLUT1 (ubiquitario, ma particolarmente espresso sulla membrana degli eritrociti) ed il GLUT4 (sulla membrana dei miociti e degli adipociti). Gli studi a riguardo mettono a confronto la capacità inibitoria della curcumina con quella di molecole già note come inibitorie (fluoretina). Nonostante il discreto potenziale inibitorio della curcumina, risulta interessante la caratteristica irreversibile dell’inibizione, dovuta alla natura della curcumina, che rimane legata al bilayer lipidico  grazie alla sua natura idofobica.

Conclusioni

Portare sulle nostre tavole nuove abitudini alimentari, prendendo spunto dalle usanze di altri popoli, può apportare beneficio alla nostra salute. In particolar modo, aggiungere un cucchiaino di polvere di curcuma sulle pietanze (primi piatti, minestre, risotti..) può aiutare il nostro organismo nel controllare i livelli di glicemia, sia in condizioni patologiche (diabete mellito di tipo 2) che in condizioni di alterato metabolismo glucidico (pre-diabete, diabete gestazionale, alterata tolleranza glucidica).

Dott.ssa Roberta Zupo, Biologa Nutrizionista Bari