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La Santoreggia: una spezia che aiuta a digerire

L’utilizzo di questa pianta porta numerosi vantaggi per la salute

Il nome Satureja deriva dai satiri, i lussuriosi esseri semidivini della mitologia greca. Infatti, secondo quanto raccontato da Aemilius Macer nel suo De herbarium virtutibus (“Le virtù delle piante”), i satiri si servivano di questa pianta per stimolare i propri desideri sessuali. Ne esistono due varietà che si possono utilizzare allo stesso modo: la Satureja hortensis, orticola, e la Satureja montana, selvatica. La prima ha un fusto più rossiccio ed una chioma meno folta rispetto alla seconda. Entrambe, invece, hanno un sapore aromatico simile al timo ed un profumo cristallino e diafano, con una punta di piccante che ricorda il peperoncino.

Questa pianta è ricca di numerose sostanze: carvacrolo, p-cimolo e terpinenolo, oltre ad acidi fenolici come il siringico, il caffeico, il rosmarinico e l’ursolico.

Proprietà terapeutiche

L’utilizzo di questa pianta porta numerosi vantaggi per la salute:

Utilizzo In cucina

Era utilizzata come spezia già in tempi antichi. Nella Germania medievale, Tragus la cita come migliore spezia per aromatizzare i cavoli fermentati (crauti). La santoreggia si abbina bene a zuppe, stufati, legumi, pasta e verdure, di cui migliora la digeribilità. La si apprezza al meglio come ingrediente nella preparazione di insaccati e sottaceti in virtù del sapore, che risulta molto intenso quando la pianta è fresca. Si sposa alla perfezione anche con le patate al forno e i funghi.

Dott.ssa Nicandrina Macera, laureata in biologia