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L'importanza della valutazione funzionale

Al giorno d’oggi la parola più utilizzata da insegnanti e personal trainer è “funzionale”.

Al giorno d’oggi la parola più utilizzata da insegnati e personal trainer è “funzionale”. Oh sì, gran bella parola, ma se cominci a chiedere cosa si intenda per “funzionale” scopri che forse non se ne sa poi così tanto; le spiegazioni vanno dall'allenamento con obiettivi (come se gli altri allenamenti non ne avessero) all’esecuzione di esercizi difficili, passando attraverso esercitazioni a corpo libero.

TEST DI VALUTAZIONE FUNZIONALE

I professionisti del fitness utilizzano spesso dei test per valutare i clienti prima e durante un programma di allenamento. Vedo regolarmente controllare la massa magra e la massa grassa, valutare la forza di determinate aree del corpo e, ancora, la flessibilità e la resistenza. Questi test vengono eseguiti per determinare una base da cui partire e, una volta stabiliti gli obiettivi, come si lavorerà per raggiungerli.

La maggior parte dei test e delle valutazioni è strutturata per misurare alcuni aspetti delle componenti tradizionali del fitness, ossia la forza e la resistenza muscolare, la resistenza cardiovascolare, la flessibilità e la composizione corporea. Le valutazioni comuni includono alcune varianti del test di forza con una ripetizione massimale (1RM), i curl up e i push up per la resistenza muscolare, un test aerobico submassimale per la resistenza cardiovascolare e qualche test di flessibilità.

Se ci fate caso, però, quello che soprattutto si ricerca è la quantità, o a quale intensità o quanto “duramente” si può svolgere una determinata attività, o, ancora, quante volte può essere eseguito un movimento o un esercizio. Tutto, insomma, tranne la qualità del movimento.

Nel tempo, con l’aumentare dell’istruzione dei professionisti del fitness e della consapevolezza del corpo, la valutazione posturale è diventata oggetto di valutazione progressive. La valutazione della postura statica “con filo a piombo” ha fornito ai personal trainer uno strumento prezioso per la strutturazione dei programmi di successo, ma nonostante l’introduzione di queste nuove attenzioni continuano a mancare strumenti validi per valutare la qualità del movimento del cliente. La stessa cosa vale per gli atleti professionisti, che vengono testati in diverse componenti prima di iniziare la stagione, con valutazioni che però si limitano a considerare il gesto specifico dello sport praticato. Questo tipo di test fornisce al coach un’idea di quali giocatori hanno buone possibilità di evitare infortuni e raggiungere il successo, oltre ad aiutare a scoprire potenziali limitazione della prestazione.

Mi capita spesso di osservare le persone durante le azioni di tutti i giorni (chiamatela, se volete, deformazione professionale) e quello che noto sempre di più è che molte di loro hanno smesso di muoversi: tendono, infatti, a eseguire schemi grossolani di movimento senza qualità, rinunciando a movimenti “normali” e fondamentali per il corpo come piegarsi, girarsi e tirare. Oppure, altra particolarità, tendono a concentrarsi sugli schemi di movimento che preferiscono, anche se in realtà sarebbe più corretto dire che “vengono loro meglio”, limitando così molti altri schemi e spazi in cui il corpo dovrebbe e potrebbe muoversi.

Tutto questo autolimitarsi conduce a svariate patologie, dolori fin troppo comuni nella nostra società, a volte così comuni da arrivare a essere considerati “normali” quando invece sono semplicemente dovuti a schemi di movimento sbagliati adottati ripetutamente.

Il più fondamentale comune denominatore del corpo umano è il movimento

La valutazione del movimento deve essere alla base di ogni programma e gli esercizi correttivi e quelli dello stretching devono essere strutturati con lo scopo di aiutare a svolgere i movimenti fondamentali in modo efficiente prima di passare al livello successivo. I movimenti che non vengono eseguiti correttamente non faranno altro che vanificare i risultati e molto probabilmente contribuiranno a creare nuovi infortuni.

Ripeto sempre ai miei clienti che non è importante quanto si muovono ma come lo fanno!!!

Dobbiamo farli lavorare sul “come” e vi assicuro che in breve tempo si potrà lavorare anche sul “quanto”.