Sindrome Metabolica: ecco i benefici dell’attività fisica
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Sindrome Metabolica: ecco i benefici dell’attività fisica

Come l'attività fisica attenua la sindrome metabolica

Condurre uno stile di vita appropriato è la soluzione migliore per evitare intoppi di qualunque tipo. Difatti, quando si va incontro a disagi e patologie in grado di alterare pesantemente le proprie funzioni organiche, si corre il rischio di imboccare un punto di non ritorno capace di compromettere per sempre il proprio equilibrio originario. La sindrome metabolica rientra nel novero di quei disturbi la cui incidenza è piuttosto vasta e differenziata. Pertanto, onde evitare che una patologia del genere possa destabilizzare sia il diretto interessato che le sue sfere relazionali più vicine, è opportuno conoscerne gli aspetti chiave per individuare poi, successivamente, i correttivi necessari per attenuare e debellare il tutto.

Cos’è la sindrome metabolica?

La sindrome metabolica è una patologia dettata dalla combinazione di almeno tre condizioni: obesità, diabete, pressione alta. Ciò, in poche parole, comporta uno sbilanciamento di determinati parametri metabolici che non è altro che l’esito finale dell’aggravamento di determinate cause e di fattori specifici. La sindrome metabolica viene anche chiamata sindrome da insulino-resistenza; in effetti, quest’ultima risulta essere il fattore di rischio dominante. L’insulino-resistenza consiste nella bassa sensibilità delle cellule all’azione dell’insulina, con conseguente aumento dei livelli di glucosio (quindi di zucchero) nel sangue. Purtroppo, questa condizione innesca un circolo vizioso, nel quale il paziente è sempre affamato, soprattutto di cibi ricchi di carboidrati, provocando obesità, aumento dell’adiposità viscerale, steatosi epatica e diabete tipo 2. Tutto questo conduce a un aumento del rischio di cardiopatia coronarica e lo scatenamento di eventi cerebrovascolari.

Quali sono gli altri fattori che causano la sindrome metabolica?

Tuttavia esistono altri fattori – come patologie pregresse o altro – in grado di determinare la sindrome metabolica. L’ipertensione, ad esempio, è l’aumento costante della pressione del sangue per i valori superiori a 140 mmHg per la pressione massima o sistolica e superiori a 90 mmHg per quella minima diastolica. Le cause più frequenti sono registrate dall’interazione ormonale, stimoli nervosi e resistenza dei vasi. Le conseguenze provocano ispessimento delle pareti del muscolo cardiaco, aumento del carico di lavoro a scapito del cuore, aritmie, riduzione delle capacità del cuore di contrarsi, ischemia cardiaca, angina, infarti, alterazioni della struttura del cuore, dilatazione dell’aorta, insufficienza della valvola aortica. 

Mentre, per quanto riguarda la sedentarietà, si ha a che fare con un parametro in cui la passività regna sovrana. A tal proposito, è bene intraprendere un percorso di attività fisica per ripristinare quanto prima la situazione. Essendo caratterizzata dalla compresenza di più condizioni differenti, il trattamento della sindrome metabolica richiede un intervento multidisciplinare. Però, prima di rivolgersi a vari medici specialisti, è fondamentale sottoporsi a visite regolari con il proprio medico di medicina generale, per valutare la condizione di salute generale. In particolare, è necessario procedere alla misurazione del peso, del giro vita, dell’indice di massa corporea, misurare la pressione sanguigna. Si tratta di un approccio di primo livello, fondamentale soprattutto quando il paziente è asintomatico. Il passaggio successivo, come accennato, consiste in un approccio di secondo livello, multidisciplinare, che prevede l’intervento del diabetologo, del cardiologo, del nutrizionista e di un laboratorio di analisi a regola d’arte.

Il circuit training per eliminare la sindrome metabolica

Associare una dieta equilibrata ad uno stile di vita distante anni luce dalle cattive abitudini è il passaggio fondamentale per riemergere da una sindrome metabolica in modo sano e performante. In aggiunta a ciò, si consiglia di seguire un ciclo di sessioni di allenamento in grado di implementare la via del recupero e di proiettarla verso risultati semplicemente formidabili. Il circuit training è un tipo di workout ideale per conciliare, per l’appunto, il dimagrimento e la tonificazione. Tuttavia, le caratteristiche di questo metodo sono ben più numerose, molte delle quali vantaggiose, anche se con alcuni punti critici da non sottovalutare; più avanti entreremo ulteriormente nel dettaglio. Difatti si tratta di una dicitura generica, perché le combinazioni, le varianti, le interpretazioni e le personalizzazioni dell'allenamento a circuito sono davvero infinite. Qualsiasi sistema che prevede l'organizzazione a percorso con stazioni fisse può essere definito circuito di allenamento.

Il potere dell’attività aerobica

L'attività aerobica favorisce il consumo dei substrati energetici di riserva come glicogeno e acidi grassi, ottimizzando il metabolismo glicidico e riducendo direttamente il trofismo del tessuto adiposo, mentre le esecuzioni ad alta intensità aumentano il debito di ossigeno e migliorano il tono muscolare – talvolta stimolando anche l'ipertrofia, a seconda del metodo. Ad ogni modo, sarebbe comunque inutile adottare anche il più duro dei circuit training senza un'opportuna strategia alimentare. Il dimagrimento è la conseguenza di un bilancio energetico negativo, pertanto le calorie assunte con la dieta devono essere inferiori a quelle consumate con l'allenamento. Anche quando sopraggiunge inevitabilmente il senso di fame, è indispensabile mantenere un certo autocontrollo, senza cadere nella sovrastima di quanto si può aver bruciato durante la sessione. In tal caso potrebbe essere fondamentale l'intervento di un dietista, che organizzerà il piano alimentare differenziando le giornate prive di allenamento con quelle di training. D’altro canto, è proprio un’alimentazione sbilanciata a determinare, tra le varie cose, la fastidiosa sindrome metabolica. Inoltre, se organizzato ad alta intensità, il circuit training ha un consumo prevalente di carboidrati rispetto ai grassi, con alto coinvolgimento del metabolismo anaerobico lattacido.

Sviluppare la forza resistente per prevenire rischio cardiovascolare

Se si punta a sviluppare la forza resistente si rende necessario eseguire sessioni lunghe diversi minuti dello stesso esercizio. Poiché l'esaurimento totale di ogni distretto muscolare non consente di raggiungere volumi di allenamento efficaci, è auspicabile ridurne il carico ed eseguire più serie. Ovviamente, dando per scontato un recupero idoneo, se i distretti sono più di uno, la seduta potrebbe divenire più lunga del necessario. Giocando sulla densità, ovvero alternando ogni esercizio come stazione del circuito, ed eseguendo più giri dello stesso, è possibile ottimizzare il workout sia in termini di efficacia che di praticità. In più, effettuare attività del genere diverte e coinvolge il diretto interessato all’interno di una dimensione a metà strada tra la competitività e la condivisione dei progressi ottenuti con il prossimo. Valorizzando appieno questo approccio, i risultati attesi non tarderanno ad arrivare e consentiranno di usufruire di una qualità della vita ben oltre i soliti standard di eccellenza. Un traguardo, questo, da sostenere con tutte le forze che si hanno.

Alessio Guaglianone

Posturologo, Massoterapista

Mi chiamo Alessio Guaglianone, il percorso formativo, dopo il diploma di scuola secondaria, continua con la laurea in scienze motorie e specialistica in scienze dell'attività motoria preventiva ed adattata. Durante questi anni di studio, ho scoperto la mia grande passione per la Ginnastica Posturale, cosi ho deciso di iscrivermi al master in Posturologia. Dopo aver completato il Master in decido di frequentare la scuola da Massoterapista.

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