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Un caffè, non è mai solo un caffè

L’esperienza emotiva del sentirsi vicini anche lontani un metro

Non si parla di altro

Covid-19, virus responsabile dell’epidemia che sta interessando l’intera nazione. Misure restrittive per lavoro e vita sociale, la richiesta dai piani alti di stare a casa il più possibile, per evitare inutili contagi e diffusioni. Qualche giorno fa ho preso un caffè nel bar di sempre, ad un metro di distanza dal bancone - come ordinato dal Dpcm del 9 Marzo. L’ho portato al tavolo n° 17, per consumarlo da sola, lontana due metri dagli altri clienti e tre metri dalla banconista con cui quasi ogni giorno, scambio due chiacchiere e un saluto con due baci, all’italiana insomma. Oggi, io e la banconista ci siamo scambiate 5 secondi di contatto oculare, un ciao e un sorriso da dietro la mascherina.

Eppure mi è mancato, quel dettaglio di una quotidianità data spesso per scontata. Nonostante la distanza fisica, ho sentito la sua vicinanza, tutta la sua energia vitale. Sopra la mascherina, occhi brillanti e presenti, con una punta di umana preoccupazione. E’ stato un modo nuovo, diverso, di stare in contatto.

Quanto poco spesso osserviamo l’altro? 

Quando è stata l’ultima volta che hai guardato davvero negli occhi qualcuno per più di 7 secondi? Ci siamo gradualmente disabituati a nutrirci di relazioni umane, di emozioni. Ci sono tante cose che spero impareremo durante questi giorni di restrizioni e stravolgimento delle nostre abitudini. Una delle quali, la preziosità delle relazioni umane. Non la distratta pacca sulla spalla o un’impersonale stretta di mano, ma la presenza dell’altro nella nostra vita. Parlo della possibilità, di sentire il calore dell’altro, una carezza, un abbraccio ma più semplicemente, sentirne la connessione. In psicologia si chiama costanza dell’oggetto, un’abilità cognitiva che acquisiamo intorno ai tre anni, ovvero la capacità di mantenere un legame emotivo con l’altro anche quando non è presente, distante o vi è un conflitto.

L’altro può esistere dentro di noi, se ne portiamo dentro il valore emotivo.

In un’epoca in cui ci lasciamo illudere dalla tecnologia, di essere connessi e vicini, ovunque e da dovunque, ci troviamo davanti ad un limite. Io e te a un metro di distanza.

Siamo stati addestrati a vivere freneticamente, con ritmi giambici, lavoro, palestra, attività che ci fanno sentire vivi. Ma è vero? Ci sentiamo vivi? Ci sentiamo davvero parte di qualcosa, parte di qualcuno? Nel momento in cui ci hanno chiesto di stare a casa, di fermarci e di rallentare per poco meno di un mese, abbiamo sentito la paura. Paura data dal senso di vuoto profondo, che chiamiamo più facilmente panico.

Ma la paura, non va scacciata come un satanasso. Avere paura è umano. E’ un segnale del corpo che ci implora cura e attenzione. È un’emozione chiede di fermarci e respirare, giusto il tempo di sentire che è temporanea e che passerà.

Un esercizio per Ascoltarsi

Vi invito a vivere questo momento, come un’occasione per stare nel sentire, nell’essere. Stare in ascolto è un gesto che richiede la nostra attenzione emotiva, attenzione al proprio corpo, al proprio respiro. Vi lascio un piccolo esercizio da utilizzare in qualunque momento di sconforto e solitudine:

Ferma i rumori, la tv, la radio e concediti di stare con te. Mettiti comodo, in piedi o sdraiato. Respira profondamente con una mano sul petto ed una sulla pancia, i centri delle emozioni. Chiudi gli occhi e presta attenzione a te stesso, guardati dentro. Respira e ascolta cosa senti emotivamente, cosa senti nel corpo, ascolta il suono del tuo respiro e sentine il fluire. Focalizzati sulle parti più contratte del tuo corpo, respiraci sopra. Permetti all’emozione più pura, di emergere e farti compagnia. Qualunque emozione sia e senza giudicarti. Permettiti di stare in contatto con te stesso, non rifuggire le tue emozioni.

In questo momento difficile, dove molti si sentono spaesati e impauriti, ricordiamoci che nessuno è mai davvero solo. Concediamoci di sentire dentro di noi la bellezza dei legami intimi, seppur talvolta lontani, ma che ci danno il senso di chi siamo. 

Cito una frase di una canzone che ho molto a cuore “..a me va bene anche distanti, tanto ti porto con me..”

Articolo a cura della Formatrice, Eliana Pizzimenti

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