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Benessere posturale: tutto inizia dal rilassamentoBenessere posturale: tutto inizia dal rilassamento

Che cosa accade durante un’esperienza di rilassamento?

Lo stress quotidiano,  le continue richieste dell’ambiente sociale, i ritmi frenetici della vita di oggi, portano a una eccessiva attenzione verso l’esterno, con supremazia dei sensi esterocettivi come la vista e l’udito. Il tutto a scapito dell’ascolto dei bisogni del corpo. Potremo dire di essere proiettati, in un certo senso,“ fuori dal corpo”, riducendo la nostra capacità di riconoscere e percepire la posizione del nostro corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli senza l’aiuto della vista. Questa mancanza di percezione corporea conduce a degenerazione, insonnia, dolori muscolari, articolari, disturbi della memoria, della concentrazione,  patologie legate all’immagine corporea e molto altro.  In buona sostanza avviene una riduzione della propria capacità di rilassarsi e di avere un sonno profondo che porterebbe quindi a rigenerarsi. Potremo dire che la non integrazione tra mente e corpo è una delle problematiche più comuni dei nostri tempi: difficilmente ci identifichiamo con il corpo, sentendoci poco connessi e integrati. Questo è il paradosso dei nostri giorni: perennemente connessi con la tecnologia, scarsamente connessi con il nostro corpo.

Postura ed emotività

La postura è dunque strettamente connessa  alla vita emotiva fino ad essere l’espressione stessa per il mondo esterno, non solo attraverso la disposizione corporea nel suo insieme (Gagey  2000 in Scoppa 2001) . Quando parliamo di Tecniche di Rilassamento come ad esempio il Training Autogeno (Scoppa, 1990) o  il Rilassamento Progressivo di Jacobson o  le molte Tecniche di respirazione, sarà importante sottolineare l’efficacia, in termini “posturali”, di quelle proposte terapeutiche che in generale favoriscono una riduzione dello stato di tensione muscolare,  liberando il corpo da rigidità e contratture disfunzionali e allenando la capacità di concentrazione, di attenzione, di consapevolezza e connessione con  tutte le parti di se. L’integrazione del potere terapeutico di tecniche, come ad esempio, la Bioenergetica, con metodiche più strettamente fisiokinesiterapiche e biomeccaniche, può produrre  effetti benefici e preziosi in un’ottica integrata e olistica (Scoppa, 1999). E’ proprio il concetto di integrazione ad essere centrale in ogni approccio terapeutico, curativo e riabilitativo.  Saper  integrare è molto più di unire, associare, bilanciare. E’ rendere completo un intervento dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo  con l'aggiunta di elementi e conoscenze complementari mirati e personalizzati.

 Per un Operatore Posturale, queste tecniche non sono solo utilizzabili su richiesta del paziente, in casi specifici o come momento di pausa da altre terapie.  Esse devono diventare un  vero e proprio modus operandi dell’operatore posturale, il quale soprattutto nelle fasi iniziali può predisporre il terreno e facilitare l’applicazione di tecniche e movimenti  specifici, con la migliore collaborazione da parte del paziente e una migliore aderenza e risposta terapeutica da parte del paziente. In questo modo si tengono in costante equilibrio mente e corpo, due costrutti  legati in un rapporto circolare dove l’uno è funzione dell’altro e viceversa.  

Restare connessi  

L’individuo viene sempre più considerato un’entità complessa, ma unitaria dove i diversi livelli delle componenti biologiche, psicologiche e sociali  hanno organizzazioni articolate, strettamente interdipendenti e interconnesse. All’interno di ogni di queste componenti, è  importante capire quali sono quei fattori ( o il loro peso) che contribuiscono a determinare e/o favorire l’instaurarsi di una patologia somatica o psichica. Il modello biomedico, dunque cede il passo ad un modello bio.psico.sociale, ovvero un approccio integrato alla persona che attribuisce il risultato di una malattia, cosi come della salute, all’interazione intricata e variabile di fattori biologici ( genetici, biochimici..), psicologici ( umore, personalità, comportamento..), e fattori sociali ( culturali, familiari, socioeconomici..).  Alla luce di questo approccio,  l’Operatore di Ginnastica Posturale avrà l’obiettivo di ricercare il benessere posturale, in un ottica di  ricostruzione di un equilibrio fra queste 3 componenti, attraverso tecniche, esercizi ed esperienze  che attivino quel particolare stato d’animo che permetta di percepire la propria dinamica posturale come unita e creata sulla base di strette e numerose interconnessioni non solo tra i distretti corporei (Casagrande, Guarino, Lancellotti 2017). È importante che l’integrazione venga tenuta come stella polare ( Ruggieri 2003),  ma è anche importante che essa venga allenata all’interno di ogni seduta di lavoro, perché anche il sentimento di integrazione è da vedersi come una competenza allenabile e da allenare.

Che cosa accade durante un’esperienza di rilassamento?

La nostra attenzione viene guidata a focalizzarsi su ognuno dei distretti corporei che compongono la globalità posturale con l’intenzione cosciente di rilassarli. Quello che è “solo” un pensiero (rilassare un distretto corporeo) ha un effetto tangibile “puramente” corporeo (il distretto si rilassa). 

Importante dunque favorire  uno stato muscolo-tensivo che si attesti su bassi livelli di tensione e  ridurre lo stato di tensione cronica nel corpo. Questo permette una presa di coscienza corporea e di elaborazione dello schema corporeo, insieme al grado di percezione del sentimento di integrazione, che sono seriamente ostacolate dallo stato muscolo-tensivo e di tensione emotiva. Se pensiamo all’importanza della colonna vertebrale, essa  è l’asse portante della testa e del tronco, ed è quella che subisce per prima gli effetti di conflitti psicologici e di tensioni e cerca in modo automatico il costante adattamento alle necessità dei messaggi che arrivano dalla nostra psiche. E’ la colonna vertebrale che determina la postura cioè la posizione più o meno eretta, più o meno rigida che l’individuo mantiene da fermo. Lo fa nei due modi opposti: con un eccessivo irrigidimento o un esagerato rilassamento. Molte ricerche ed evidenze cliniche e sperimentali (Ruggieri et al., 1983), hanno documentato come il grado di autopercezione corporea sia inversamente proporzionale al livello di tensione miografica e numerosi autori hanno sottolineato il ruolo fondamentale degli aspetti psicoemotivi  nella postura. Per non parlare  della relazione  tra postura e personalità sulla quale vi sono già numerose ricerche e sarà di sicuro interesse poterne parlare nel prossimo articolo. Come per ognuna delle tecniche miranti alla riconquista del benessere, anche le tecniche di integrazione annoverabili nell’area delle Tecniche di rilassamento, sono da vedersi come tecniche che forniscono l’esperienza attraverso la quale passare per costruire lo stato obiettivo dell’esercizio. La sensazione di rilassamento non è da intendersi come una condizione di passività o  ipotonia, ma è una sensazione che nasce dalla redistribuzione del tono muscolare intorno ad un livello adeguato per quel particolare paziente, che non risulti né eccessivamente basso ne eccessivamente alto. Non bisogna interpretare le tecniche di rilassamento come semplici testi scritti o formule che determinano una redistribuzione del tono muscolare in modo automatico con la loro semplice proposta. 

Perché la tecnica di rilassamento funzioni, non basta avere un testo scritto completo ed equilibrato da leggere, ma è necessario che il messaggio del rilassamento passi, per via analogica, anche dalla componente non verbale della relazione tra trainer e praticante. Non sono soltanto le parole della Tecnica di rilassamento che permettono il raggiungimento dell’obiettivo, ma, insieme ad esse, c’è il tono della voce, il ritmo delle parole, la costruzione di frasi semplici e di immediata assimilazione,  la velocità di pronuncia, che raccontano dell’esperienza che il praticante sta vivendo. L’operatore dunque non è semplicemente colui che ripropone un esercizio mnemonico, che recita un testo che ha imparato, in questo caso il messaggio paradossale sarebbe: “Rilassati!”. La tecnica di rilassamento sarà efficace quando anche l’operatore che la propone si sentirà rilassato dopo averla proposta e avrà ascoltato attivamente il paziente e i suoi bisogni di integrazione.

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Silvia Battisti - Psicologa, Psicoterapeuta