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Stress lavorativo: cause e rimediStress lavorativo: cause e rimedi

Il lavoro è un mezzo per il raggiungimento degli obiettivi professionali e personali e il miglioramento delle competenze specifiche di una persona. Se l'attività lavorativa non soddisfa tali bisogni può tradursi in una fonte di malessere e frustrazione


Il lavoro è un mezzo per il raggiungimento degli obiettivi professionali e personali e il miglioramento delle competenze specifiche di una persona. Se l'attività lavorativa non soddisfa tali bisogni può tradursi in una fonte di malessere e frustrazione (De Filippo, 2009).

Stress e vita personale

Fatica, tensione muscolare, mal di testa, palpitazioni cardiache, insonnia, disturbi gastrointestinali o dermatologici, ansia, visione pessimistica delle situazioni e sensazione di essere sopraffatti o incapaci di far fronte agli impegni lavorativi..molti di noi hanno vissuto almeno una volta nella vita una o più di queste esperienze legate alla propria insoddisfacente condizione professionale.

Le ricerche dimostrano come lo stress abbia un ruolo significativo nella vita delle persone in quanto incide sulla salute a livello fisiologico, psicologico e comportamentale e, conseguentemente, anche lo stress occupazionale grava sul benessere del lavoratore (Monticone, 2014). 

Come si caratterizza la nostra reazione ad un evento stressante?

La prima fase è quella di allarme: tutto l’organismo si attiva per fronteggiare un potenziale pericolo, una reazione a catena definita di “lotta o fuga” che determina tutta una serie di cambiamenti fisiologici (maggior afflusso di sangue al cervello e ai muscoli, aumento della frequenza e intensità del ritmo cardiaco e respiratorio, aumento della sudorazione e della pressione del sangue, iperacidità gastrica, diminuzione salivare, dilatazione pupillare, utilizzo delle riserve glucidiche del fegato). Se i fattori stressanti non vengono neutralizzati l’organismo passa alla seconda fase, quella di resistenza, in cui si adatta a contrastare gli agenti stressanti con un notevole dispendio di energia. Qualora neppure questo bastasse, passeremmo alla terza ed ultima fase che è quella di esaurimento in cui le risorse vengono a mancare comportando l’indebolimento del sistema immunitario ed una maggior esposizione alle malattie (Monticone, 2014).

Fattori coinvolti nello stress da lavoro

I fattori coinvolti nello stress da lavoro sono molteplici e possono essere legati alle condizioni lavorative e/o alle caratteristiche della persona e si distinguono in:

Fisici: le condizioni e l’ambiente di lavoro come per esempio l’essere esposti al rumore, al calore, a sostanze pericolose o tossiche.  

Psicologici e sociali: fattori che gravano sul piano emotivo come il contatto con la malattia, la sofferenza umana oppure il subire aggressioni o minacce.           

Gestionali: che attengono alle Organizzazioni ai processi di lavoro e alla comunicazione come ad esempio una quantità di lavoro eccessiva o insufficiente, l’impossibilità di esprimere lamentele, la precarietà e l’incertezza del posto di lavoro.

Soggettivi: la sensazione di non poter far fronte alla situazione, la percezione di una mancanza di aiuto.

Spesso pensiamo allo stress come a qualcosa che subiamo nella vita: ritmi, impegni inderogabili, dolori che ci costringono a vivere malamente provando un senso di impotenza. Sicuramente lo stress proviene anche dalle situazioni che viviamo, ma non solo, in quanto una parte molto significativa deriva da come interpretiamo queste situazioni. Fermo restando, infatti, la presenza di circostanze oggettivamente più stressanti di altre, è attraverso il pensiero che ognuno di noi può vivere come minacciosi degli eventi non considerati tali per un’altra persona: vi sono notevoli differenze tra ciascuno di noi che dipendono dal carattere, dai meccanismi di difesa psicologici, dal significato che ognuno da alla situazione, dal supporto psicologico disponibile al momento

Sono stati infatti individuati alcuni fattori di protezione che attivano e sostengono la nostra capacità di affrontare costruttivamente e positivamente gli eventi traumatici per ricostruire la nostra vita dinnanzi alle difficoltà e questi fattori sono l’autostima, l’autoefficacia personale, l’assertività, la forza d’animo, l’ottimismo, la flessibilità, i buoni propositi per il futuro e per ultimo, ma non meno importante, il saper contattare ed esprimere le proprie emozioni (Monticone, 2014).

Rimedi e attività fisica

Accanto alla psicoterapia ed eventualmente ai farmaci specifici prescritti dal medico, l'attività fisica può aiutare. L'esercizio fisico, se svolto senza sforzi eccessivi e con criterio, rappresenta senza ombra di dubbio una soluzione a situazioni di ansia e stress. Prima di tutto, scegli un' attività che ti piaccia davvero, perché sarai stimolato a seguirla per più tempo. Quando l'interesse è veicolato dal piacere nello svolgere un compito, lo si svolge per durata e frequenza maggiore rispetto ad un'attività di scarso interesse.

Un moderato sforzo è in grado di modificare letteralmente la complessa struttura biochimica del cervello, perché viene aumentata la velocità e il numero di endorfina, dopamina, seretonina e noradrenalina, che rappresentano i principali composti ormonici  e molecolari endogeni in grado di alzare il tono dell'umore e provocare un rilassamento generale psicofisico.

Questo rilassamento generale e la diminuzione della tensione si spiega con il fatto che l'attività fisica, specie quella di tipo aerobica, fa innalzare di qualche grado la temperatura corporea, stimolando il rilassamento muscolare. Non occorre essere degli atleti o massacrarsi con attività dai ritmi di lavoro estenuanti. Gli esperti consigliano 20/30 minuti di attività, 3 volte a settimana, per apprezzare i benefici.

Ovviamente, si dovrà trovare il tipo di attività fisica più adatta dal punto di vista fisico e in sintonia con le specifiche caratteristiche di personalità.

Dott.ssa Paola Lo Monaco, Psicologa Psicoterapeuta