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Diaframma: cosa succede quando è "bloccato"?Diaframma: cosa succede quando è "bloccato"?

Fastidi, dolori, limitazioni di movimento e stili di vita errati sono tutte situazioni che non si instaurano in un giorno

Il nostro corpo è un equilibrio di forze discendenti e ascendenti che si bilanciano costantemente. Lo scheletro è un'impalcatura che attraverso tutte le sue articolazioni scarica il peso e la forza di gravità verso terra, permettendo di muoverci nello spazio in stazione eretta. I muscoli sono quelli che applicano le forze e il movimento e si attaccano all'impalcatura scheletrica, dandoci la direzione di questi movimenti. Quando queste forze sono "anomale" e vanno ad agire in maniera non corretta sulle strutture ossee, nel tempo possiamo assistere a delle modificazioni morfologiche. Conseguenza di ciò è rigidità articolare, dolore e nei casi più gravi si possono avere delle vere e proprie limitazioni di mobilità di alcuni distretti corpore

La colonna vertebrale è "dritta"?

La risposta giusta è NO e il perché trova spiegazione nel fatto che l’essere umano essendo bipede vive in stazione eretta e affronta la forza di gravità che lo attrae verso il suolo. In questo modo, il peso che va a gravare sul rachide viene scomposto dalle 4 curve fisiologiche e viene così scaricato a terra attraverso gli arti inferiori.

Ma cosa succede, se anche uno soltanto di questi segmenti rachidei, subisce delle modificazioni?

A questo punto le forze discendenti che dal cranio si dirigono verso terra, attraversando tutti i distretti corporei, non vengono più distribuite in maniera uniforme e possono insorgere problematiche di varia natura; dolori, limitazioni funzionali, protrusioni ed ernie discali sono solo alcune di queste.

Chi è afflitto da problemi della colonna vertebrale può rivolgersi all'osteopata?

La risposta è SI. Se si soffre dei disturbi citati in precedenza (dolori, limitazioni funzionali, protrusioni ed ernie discali, etc...) l’Osteopata può essere la soluzione.

Attraverso un’attenta analisi della postura e della mobilità della colonna e previo un’analisi palpatoria con annessa una batteria di test, l’Osteopata potrà individuare la causa del problema. A questo punto attraverso il trattamento costituito da tecniche manuali, si andrà a ristabilire uno stato di buona salute e il paziente smetterà di soffrire, tornando così a vivere la sua vita in comfort ed ergonomia. Fastidi, dolori, limitazioni di movimento e stili di vita errati sono tutte situazioni che non si instaurano in un giorno. Per giorni, settimane, mesi e nei casi più seri addirittura per anni, vengono portati avanti permettendo loro di cronicizzarsi. Quando si arriva al punto di non ritorno, saturi e demoralizzati, in molti casi ci si decide a rivolgersi a qualcuno. Bene, non è mai troppo tardi.
Ma bisogna tenere a mente una cosa fondamentale: così come tutte queste situazioni negative hanno avuto bisogno di tempo per incidere in maniera netta e purtroppo malevola, anche un percorso terapeutico di qualsivoglia natura richiede del tempo.

E soprattutto richiede una motivazione, da parte della persona coinvolta, che sia decisa e ferma. Altrimenti si rischia di spendere soldi inutilmente e di perdere ulteriore tempo, con il risultato finale che ci si convinca che è impossibile fare qualcosa per stare bene e migliorare la propria qualità di vita. Ecco perché in Osteopatia non esiste un numero predefinito di sedute, un protocollo standard esattamente uguale per tutti.
Non avrebbe alcun senso. Come non ha alcun senso affidarsi completamente all'Osteopata senza impegnarsi in prima persona nel voler migliorare la propria situazione. Un processo di guarigione o di miglioramento della propria salute, richiede necessariamente un cambio di rotta, uno stile di vita conforme alla propria natura e una presa di coscienza del proprio corpo con le sue potenzialità e i suoi limiti.

Ma per fare questo ci vuole tempo, una seduta o una settimana non possono essere sufficienti. Datti tempo, ascoltati, probabilmente la causa dei tuoi problemi risiede proprio nel fatto che non hai mai prestato particolare attenzione a te stesso. Spesso si sente parlare di "psicosomatica", ovvero di sintomi che il corpo esprime in relazione a disagi psico-emozionali

Sembra diventata una moda parlare di come i pensieri e le emozioni negative si ripercuotono sul corpo.

Capita sempre più spesso che si dia la colpa allo stress, per l'instaurarsi di molte patologie.
E questo è in gran parte vero, ma il problema è che non viene spiegato come questo sia possibile.

Così molte persone restano scettiche e non riescono a trovare una soluzione alle loro problematiche, finendo per credere che il medico o il terapista non abbia compreso il problema reale.

Come possono alcune emozioni dar luogo ad alcuni fastidi come dolori articolari, mal di schiena e contratture muscolari?

Prendiamo come esempio la Rabbia in queste situazioni le mascelle si serrano, si alza la frequenza cardiaca, si arrossa il viso, la muscolatura del collo, delle spalle, delle braccia e del torace è in tensione.

Quando proviamo PAURA invece, le mani sono fredde, il respiro resta sospeso, bloccato oppure accelerato, aumenta la sudorazione, la muscolatura è contratta e possono verificarsi tremori e si può avvertire un senso di costrizione a livello dello stomaco. Ovviamente questi sono soltanto degli esempi per cercare di capire come il corpo reagisce agli stimoli emotivi. Immaginate di protrarre per settimane, mesi o anni questi stati psichici, in maniera più o meno forte. Quello che avviene è che queste reazioni somatiche si strutturano in degli adattamenti che diventano "cronici" e danno luogo ai sopracitati sintomi. Ecco perché l'Osteopatia non prende in considerazione il problema fine a se stesso, ma valuta e tratta la persona nella sua globalità come essere vivente.

L'importanza del diaframma

E' per eccellenza il muscolo della respirazione, con un'azione simile a un pistone che in fase inspiratoria si abbassa premendo sui visceri della cavità addominale. Questo fa si che abbia delle ripercussioni importanti sulla funzionalità di tutte quelle strutture viscerali e vascolari e viceversa in caso di disfunzionalità del diaframma potremo invece trovare delle difficoltà.

Pesantezza delle gambe?
Difficoltà nel transito intestinale?
Ernia iatale e/o reflusso gastro-esofageo?
Cefalee ed emicranie?

Queste sono soltanto alcune delle sintomatologie che potrebbero essere legate a una non corretta fisiologia del muscolo diaframma. Sapevi inoltre che questo muscolo è legato all'aspetto emotivo? Sensazioni di fame d'aria, costrizione a livello dello sterno e ansia possono anch'esse essere legate a un malfunzionamento diaframmatico.

Lo psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero Carl Gustav Jung, disse:

“Al di sotto c’è la massa viscerale, con le sue pulsioni istintive e infuocate come il magma, che spesso eruttano come un vulcano in modo incontrollato e distruttivo. Sopra di esso cuore e polmoni, la sensibilità e il sentimento, lo spazio aereo del cielo e della luce. Il diaframma separa queste due aree, ma le mette anche in relazione con il suo movimento ritmico e costante. Una relazione consapevole e armonica tra queste due dimensioni dell’essere umano è ciò che permette di esprimere nella vita non la ricerca egocentrica del soddisfacimento delle proprie pulsioni, ma la consapevole espansione della sensibilità in un sentimento unico e altruista”.

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Dott. Francesco Palomba Osteopata D.O. M.R.O.I Laureato in Scienze Motorie e Sportive