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Come tirare un sospiro di sollievoCome tirare un sospiro di sollievo

Le tecniche di rilassamento oggi diventano un valido strumento per contrastare lo stress della vita moderna.

 Le tecniche di rilassamento oggi diventano un valido strumento per contrastare lo stress della vita moderna. Gli stimoli, le richieste eccessive e lo stile di vita, creano un ripetuto e quotidiano sovraccarico che incide sull’individuo alterando il dialogo tra mente e corpo.

Training Autogeno e Rilassamento Progressivo di Jacobson 

Sono tra le più utilizzate ma ce ne sono molte altre. Qui descriveremo entrambe le tecniche utilizzate con successo per gestire e migliorare quelle alterazioni psicofisiologiche dove si alternano attivazione e sollecitazione sotto stress e rilassamento/distensione quando lo stress passa. Riuscire ad avere il cosiddetto "sospiro di sollievo" dopo uno stato di tensione o paura o spavento ne è un piccolo esempio.  In condizioni critiche l’individuo è portato a sbilanciarsi verso aspetti o solo corporei o solo mentali.  Non a caso oggi vi è un aumento di ansiolitici e un incremento di disagi psicologici dovuti alla cronicizzazione dello stress e per questo nei sistemi sanitari sta salendo viva preoccupazione. Le stesse organizzazioni del lavoro hanno iniziato ad equipaggiarsi con strumenti e strategie per gestire lo stress correlato al lavoro e sono proprio le aziende a doversi attivare per provvedere ad attuare programmi di miglioramento e prevenzione del benessere organizzativo. Le persone hanno perso dunque la proprie risorsa propriocettiva ovvero quella forma di percezione che si basa non solo sull’ascolto di stimoli esterni ma sopratutto sui segnali che arrivano dall’interno del corpo. Numerosi studi di psicofisiologia evidenziati negli studi del Dipartimento di Neurologia e Psicofarmacologia della Università La Sapienza di Roma (Biondi; Valentini, 2014) hanno documentato per decenni come l’attivazione emozionale, ad esempio suscitata da eventi e situazioni conflittuali e stressanti, sia sperimentali in situazioni di laboratorio che della vita reale, e sia acute che croniche, produca modificazioni di numerose variabili psicofisiologiche, primo fra tutte il respiro e il tono muscolare, poi anche l’attività e la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, i disturbi gastrointestinali e dell’appetito, le alterazioni del sonno e le risposte sessuali e molte altre. Queste modifcazioni avvengono con tipologie di risposta ad uno stesso stimolo, diverse da individuo a individuo.

Le tecniche di rilassamento producono effetti in quella direzione fisiologica che sfrutta proprio l’esistenza di processi fisiologici "naturali" di autoregolazione dell'organismo. Sono azioni volontarie che regolano e gestiscono il respiro, il battito del cuore, la postura, la voce e tutte le altri parti del corpo esterne ed interne con l’obiettivo di equilibrare stati di ansia e stress e favorire concentrazione e unità corpo-mente. Nelle tecniche di rilassamento vi è come una sorta di “ginnastica” fisiologica, che ripetuta con una serie di istruzioni e di pratica ne favorisce l’apprendimento e l’uso sistematico. Queste tecniche cercano di far recuperare quelle abilità naturali perse e applicarle e svilupparle. Processi di questo tipo sono attuati ad esempio ogni sera spontaneamente nell'induzione dell'addormentamento, nel riposo dopo uno sforzo fisico o mentale, così come nella fase di recupero che segue una risposta di allarme. Le tecniche di rilassamento possono costituire un valido aiuto anche in campi scolastici, sportivi, lavorativi.

Quando parliamo di respiro in realtà ci riferiamo ai respiri! Infatti esistono diversi modi di respirare, che cambiano e a seconda delle situazioni

Essi sono:

Riguardo il tono muscolare invece, esso reagisce irrigidendosi o al contrario distendendosi a seconda dei cambiamenti che gli eventi della vita quotidiana suscitano nell’ìndividuo. Ma quando ce ne accorgiamo? Quando si manifesta sotto forma di tensione o al contrario distensione tonica quando cioè siamo stanchi, stressati, abbattuti, nervosi e preoccupati, il nostro tono muscolare si adatta ai nostri stati emotivi reagendo e modificandosi. E’ un fenomeno riflesso che avviene sia a livello di muscolatura liscia che a livello di muscolatura striata, per i cui dettagli vi invito a leggere gli articoli dei miei colleghi di Postura Benessere.

Ci sono tre tipi di tono:

  1. Tono di base: si assume mentre dormiamo o quando siamo a riposo oppure quando rilassiamo i nostri muscoli.
  2. Tono muscolare: che assicura il mantenimento della postura eretta del nostro corpo.
  3. Tono di sostegno: che invece assicura la contrazione sia volontaria che involontaria, sincronizzando i muscoli tra di loro.

Secondo Sherrington, neurologo e studioso di fisiologia e del sistema nervoso, che ottenne nel 1932 il premio Nobel per la medicina insieme ad E. Douglas Adrian,  il tono muscolare, deve contrastare la forza di gravità e dovrebbe essere sufficientemente elevato per mantenere la postura eretta ma non troppo per non produrre resistenza nei movimenti, rallentandoli o rendendoli poco fluidi e poco precisi. Ogni persona ha quindi un proprio stato di tensione muscolare che può essere più o meno elevato. Si può definire IPOTONIA, quello stato in cui vi sia uno scarso o assente tono muscolare. In questo stato i muscoli si presentano deboli, molli e i movimenti sono poco coordinati, camminando infatti, gli arti sono abbandonati e ciondolanti. Nel caso contrario parleremo invece di IPERTONIA, cioè un marcato aumento del tono muscolare, che diventa rigido e teso, i movimenti risultano a scatti, bloccati e poco fluidi. In molte situazioni si parla anche di ASTENIA proprio riferendoci ad uno stato di debolezza generalizzato causato dalla diminuzione o perdita della forza muscolare, con facile affaticamento ed insufficiente reazione agli stimoli. E’ uno stato di stanchezza che non è causato da lavori o sforzi fatti e non sparisce quando si è a riposo. Può avere origine psichica (succede nel 50% delle situazioni, principalmente in persone ansiose o depresse) o fisica (e dipendere, quindi, dalla presenza di altre malattie). Ipotonia e astenia devono essere tenuti ben distinti poiché è possibile trovare una persona ipotonica con normale forza muscolare ma con affaticabilità (astenia ), o una persona ipotonica ma senza un affaticamento particolare.

Il Training Autogeno e il Rilassamento Progressivo di Jacobson hanno molte caratteristiche in comune: la focalizzazione dell'attenzione sugli stati interni, l'apprendimento al controllo  della  tensione  muscolare,  le  modificazioni  psicofisiologiche  del  sistema  muscolare.

L’acquisizione e la padronanza di questi tre esercizi in aggiunta alla respirazione sono da considerarsi gli elementi base per la pratica del training. Vi è poi un passaggio successivo, chiamato di esercizi superiori, una volta appresi i primi 3 esercizi di base. Eccoli di seguito

Questa tecnica può essere utile per diverse problematiche, come:

Nella maggior parte delle tecniche di rilassamento, l'insegnamento del controllo del respiro insieme a metodiche immaginative e di concentrazione sugli stati interni diventano basilari per raggiungere stati di rilassamento psicofisico, favorire l'autocontrollo, ridurre l'ansia, aumentare il distacco dall'ambiente e potenziare l'autoconsapevolezza.



Silvia Battisti - Psicologa, Psicoterapeuta