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Ictus: il cervello è tempoIctus: il cervello è tempo

Per vincere questa corsa contro il tempo, quindi, riconoscere i segni di un attacco in atto diventa di fondamentale importanza

Cos’è l’ictus?

L’ictus è un danno cerebrale che si verifica quando l’afflusso di sangue diretto al cervello si interrompe improvvisamente per la chiusura o la rottura di un’arteria.

Nel primo caso si parla di ictus ischemico ed è una delle forme più frequenti della patologia. Nel secondo caso, invece, si parla di ictus emorragico ed è la forma più grave con una prognosi mortale nel 50% dei casi. La chiusura o l’ostruzione dei vasi che irrorano le pareti cerebrali si verificano in seguito alla formazione di depositi di grasso a carico delle arterie. Questo processo interessa con maggiore frequenza le arterie del collo, chiamate carotidi, ed è favorita dall’azione dell’ipertensione arteriosa protratta nel tempo e non tempestivamente curata e/o controllata.

Come riconoscere un attacco in atto?  

Saper riconoscere un attacco ischemico può salvare la vita! I sanitari USA hanno ideato un semplice test che tutti possono imparare a fare.

“Brain is time”: il cervello è tempo.

È un’espressione che i neurologi conoscono bene e che dipende dalla necessità, in caso di ictus, di intervenire il prima possibile, per evitare gravi danni a volte irreversibili. Per vincere questa corsa contro il tempo, quindi, riconoscere i segni di un attacco in atto diventa di fondamentale importanza. Per individuarli basta chiedere alla persona che sta accusando un malore di:

Se non riesce a effettuare normalmente una o più di queste azioni allertare immediatamente il 118. Ci sono, però, casi più difficili da diagnosticare e riconoscere.  Molti pazienti lamentano una stanchezza improvvisa mai sentita prima, un senso di confusione mentale oltre ad offuscamento della vista, intorpidimento o formicolio in una parte del corpo.

Conseguenze di un ictus

Le conseguenze di un ictus, sia ischemico che emorragico, dipendono dalla parte del cervello che viene danneggiata e con quale entità. La riabilitazione deve essere precoce e massiva nei primi mesi dopo la stabilizzazione del paziente e può avere grandi risultati in termini di recupero funzionale causato da questi deficit, che tuttavia hanno un impatto rilevante sulla qualità della vita.

Dott.ssa Silvia Margarito, Laureata in Fisioterapia