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Osteopata: perché mette le mani sulla testa dei pazienti?Osteopata: perché mette le mani sulla testa dei pazienti?

Il cranio come mezzo per comprendere la postura e il “funzionamento” della persona

Il cranio come mezzo per comprendere la postura e il “funzionamento” della persona

Nel cranio non si può parlare di movimento puro, bensì di plasticità a livello tissutale, essendo questo un tessuto vivente. Ci si interessa al cranio per il concetto di globalità che contraddistingue l’approccio osteopatico; infatti può esser preso in considerazione esattamente come tutte le altre strutture la cui particolarità è quella di avere capacità di adattamento. Fin quando le strutture si riescono ad adattare il sistema funziona.

Anche il cranio dunque è in grado di adattarsi, e si può dunque considerare sotto due aspetti:

  1. Statico: per la sua forma anatomica;
  2. Dinamico: per la sua plasticità e ritmicità.

Il cranio può diventare un mezzo per capire la postura di un paziente ed il “funzionamento” del paziente (ad esempio tutti i soggetti con scoliosi importanti hanno un cranio decisamente asimmetrico).

Un fattore importante che condiziona la forma del cranio è il parto, e a seconda di come si è svolto il parto si può avere una forma del cranio piuttosto che un’altra; pertanto lavorando su di esso fino all’età di due anni è possibile modificare la postura.

I.R.C. = Impulso Ritmico Cranico

Nessun muscolo e/o struttura fuori dal cranio può spiegare questo.

Tentativo di spiegazione dell’I.R.C.Il primo fattore per spiegare la plasticità e la ritmicità del cranio, viene dall'attività metabolica delle cellule della nevroglia (o glia) le quali sono cellule a disposizione dei neuroni stessi per il loro nutrimento (la particolarità del neurone a livello del cervello è che è un grande consumatore di glucosio), pertanto queste cellule sono fondamentali per il metabolismo del neurone (ci sono più o meno 100 miliardi di queste cellule). Dunque quest’attività metabolica si pensa possa essere uno dei fattori di spiegazione dell’I.R.C. in quanto avviene una ripercussione dall'interno verso l'esterno, perché il liquor è incomprimibile e le meningi essendo a contatto, attraverso la dura madre sono in stretto collegamento con la scatola cranica.

Ci sono altri fattori oggettivi che intervengono nella ritmicità dell'encefalo, quali il battito arterioso (60/80 pls minuto) ed il ritmo respiratorio (16 cicli al minuto normalmente). Nessun muscolo all’esterno del cranio può giustificare l’I.R.C. 

Parlando di membrane, la prima membrana  che avvolge il cervello è la pia madre la quale è la “pelle” del cervello, al di sopra troviamo l’aracnoide e nello spazio sub-aracnoideo troviamo il liquor cefalo-rachidiano; la particolarità fisica di un liquido è la sua incomprimibilità. Sopra l’aracnoide troviamo la dura madre che ha molte peculiarità, tra cui la sua deformabilità e la sua inestensibilità, e anatomicamente presenta espansioni che aderiscono alla scatola cranica. Ora partendo dal presupposto di una certa attività metabolica a livello della nevroglia, questa dinamica è trasmessa alla scatola cranica da un liquido incomprimibile chiuso all’interno di una membrana inelastica che aderisce all’osso, di conseguenza si può presupporre come si possano avere esternamente delle ripercussioni di ciò che accade internamente.

L’osservazione dell’encefalo fa sì che siano state descritte due fasi, una “attiva” ed una “passiva”:

  1. Nella fase attiva sembra che l’encefalo diminuisca il suo diametro antero-posteriore e verticale, mentre aumenti il suo diametro trasversale.
  2. Nella fase “passiva aumenta invece il diametro verticale e quello antero-posteriore e diminuisce quello trasversale. Sembra dunque che l’encefalo possa modificare la sua forma senza modificare il suo volume.

La risultante delle tensione delle membrane si trova nel loro punto di incontro che forma il seno retto (incontro tra la falce del cervello, la falce del cervelletto e il tentorio); la cosa più interessante è che questa risultante sia nel tempo “attivo” che in quello “passivo” è nulla, di conseguenza il cranio funziona senza consumare energia! Queste membrane sono state chiamate di Tensione Reciproca (M.T.R.) che sta ad indicare il loro perenne stato di tensione, con lunghezze differenti; la tensione di una induce la tensione dell’altra e viceversa.

La terapia cranio-sacrale

In virtù di quanto detto fin’ora, si può comprendere il perché quando si va dall’osteopata ci si può ritrovare con le mani di costui sulla propria testa. La cosiddetta terapia cranio-sacrale fa parte del trattamento di natura olistica che questa disciplina mette in atto per ristabilire la corretta fisiologia del paziente. Il cranio con i suoi movimenti, essendo collegato mediante la colonna vertebrale e il suo contenuto (midollo osseo) all’osso sacro, fa si che anche quest’ultimo abbia un impulso ritmico e l’osteopata sintonizzandosi su questo, laddove ne ravviserà il bisogno, interverrà per ristabilirne la giusta dinamica. Un ritmo cranio-sacrale alterato non si ripercuote soltanto a livello locale (cranio, colonna o sacro) ma anche a livello sistemico (tutte le altre regioni corporee), pertanto la persona interessata si potrebbe ritrovare a soffrire di disturbi apparentemente non collegati. Un intervento terapeutico mirato farà sì che venga ristabilito un quadro di benessere non soltanto relativo alla sintomatologia presentata dal soggetto affetto, ma anche sul piano globale.


Dott. Francesco Palomba Osteopata D.O. M.R.O.I. Laureato in Scienze Motorie e Sportive